Castello Boncompagni Ludovisi a Trevinano

castello di Trevinano

Castello Boncompagni Ludovisi a Trevinano

Nel cuore di terre antiche, dove le notizie si snodano come fili invisibili tra le vicende del castello e dell’abitato circostante, si cela un mistero radicato nelle trame del tempo. Il castello, custode silente di storie millenarie, sussurra segreti che si intrecciano con le vie della vicina cittadina.

Le radici del castello, come rami intricati di un albero maestoso, si estendono forse fino alla via Francigena, antica strada percorsa dai pellegrini diretti a Roma. Quel luogo imponente, aggrappato alle vette delle montagne, poteva essere una sosta vitale, un respiro profondo prima di iniziare la discesa verso la pianura e le città che si stagliavano all’orizzonte. Nei racconti antichi, il castello e il borgo sono spesso nominati come “Trivinano”, una traccia di vita in quel crocevia dove si intersecano tre strade millenarie: la “Perugina” che conduce a Perugia, la via verso Orvieto e quella che guida ad Acquapendente, abbracciando il lago di Bolsena, la via Cassia e infine Roma. Un nome che danza sulle antiche mappe, una geografia di memorie che racconta di incroci e destini intrecciati.

Tra le ipotesi che si perdono nei meandri del tempo, si sussurra che il nome stesso possa risalire a un’antica denominazione etrusca, testimoniata dagli insediamenti e dai reperti ritrovati nella zona. La storia scivola nei secoli, e il primo segno certo di “Trivinano” si materializza in una pergamena custodita nell’Archivio di Stato di Siena, un frammento di gennaio 1073 inciso nel Codice Diplomatico Amiatino. È un atto di donazione, un patto tra il destriero del tempo chiamato Amanzio e il Monastero del Santissimo Salvatore sul Monte Amiata. Le parole su quella pergamena tessono il nome “Trivinano” nella trama della storia, dando voce a un castello che, nel corso dei secoli, ha conosciuto il calore delle vite che l’hanno attraversato.

Oggi, il castello, posseduto dalla nobile famiglia Boncompagni Ludovisi, custodisce la memoria di tre secoli in cui le stanze furono animate dai passi dei Bourbon del Monte. Ogni pietra, ogni respiro del vento tra le torri, racconta di un tempo che si è fuso con il presente, di storie che continuano a danzare tra le mura di pietra e nei saloni che conservano il riverbero di antichi sussurri.