
24 Giu Graffiti, prigionieri e memorie delle carceri vescovili
Ci sono luoghi che conservano la memoria nei documenti e altri che la custodiscono direttamente sulla pietra
Le Carceri Vescovili di Acquapendente appartengono a questa seconda categoria. Qui, tra pareti consumate dal tempo, sono ancora visibili nomi, disegni, date e brevi frasi incise dai prigionieri che vi furono rinchiusi tra il XVI e il XVIII secolo. Non grandi personaggi della storia, ma uomini e donne comuni che hanno affidato al muro l’ultimo modo possibile per lasciare traccia del proprio passaggio.
Da questi segni nasce una speciale visita teatralizzata che trasforma il percorso museale in un’esperienza immersiva, dove storia, archeologia e teatro si intrecciano.

Un viaggio nella quotidianità del carcere
Ad accompagnare i visitatori sarà la voce di una detenuta senza nome. Non una figura realmente esistita, ma un corpo che attraversa tutte le condizioni della prigionia: l’attesa, la speranza, la paura, la certezza della condanna.
Attraverso il suo racconto prenderanno vita gli ambienti delle antiche celle, la terra battuta sotto i piedi, l’assenza di letti, i rumori degli altri prigionieri, le voci che arrivano dalla strada e il lento scorrere del tempo segnato con semplici incisioni sul muro.



I graffiti: pagine di un diario collettivo
Tra le testimonianze più emozionanti ci sono proprio le scritte lasciate dai detenuti.
Frasi spezzate, confessioni, invocazioni e riflessioni che ancora oggi raccontano emozioni profondamente umane:
“Ritrovandomi qui solo e picholino mi anno condanato…”
Accanto alle parole compaiono cavalli, uccelli, pugnali, volti elegantemente acconciati e lunghe file di stanghette che scandiscono il passare dei giorni.
Ogni incisione è il frammento di una vita sospesa.



Un’esperienza da vivere negli spazi autentici delle Carceri Vescovili
a visita non si limita a raccontare il carcere: invita a entrarvi, a sostare in silenzio, a osservare i segni lasciati da chi vi ha vissuto e a riconoscere, dietro ogni nome e ogni disegno, una storia che chiedeva soltanto di non essere dimenticata.
Perché chi incideva quei muri non cercava assoluzione.
Cercava qualcuno disposto a fermarsi, guardare e ricordare.
L’ingresso è gratuito.
Per informazioni e prenotazioni : 388 8568841
Progetto realizzato con il sostegno della Regione Lazio per Biblioteche, Musei e Archivi – Piano annuale 2025, L.R. 24/2019
