
25 Mar Il mortaio – un oggetto quotidiano con usi molteplici
Tra i materiali provenienti dagli scavi dei butti di Acquapendente si conserva un oggetto apparentemente semplice, ma capace di raccontare molte storie: un mortaio in pietra, databile tra il tardo Medioevo e l’età moderna.
La forma è compatta e massiccia, con pareti spesse e un profilo leggermente svasato. All’esterno si notano alcune sporgenze, probabilmente funzionali alla presa o, in altri casi al versamento dei materiali lavorati. La superficie, irregolare e non finemente levigata, suggerisce l’uso di una pietra — verosimilmente calcarea o arenaria — scelta per la sua resistenza e per la capacità di sopportare urti ripetuti.
Si tratta di un oggetto concepito per durare, ma anche per essere utilizzato intensamente.
A cosa serviva un mortaio come questo?
Il mortaio è uno degli strumenti più antichi e diffusi nella vita quotidiana e nel lavoro artigianale. Tuttavia, proprio questa diffusione rende difficile attribuire con certezza una funzione specifica al singolo reperto.
Nel caso di questo esemplare, sono possibili diverse ipotesi, tutte coerenti con il contesto storico e con le caratteristiche dell’oggetto.
Preparazioni erboristiche e farmaceutiche
Uno degli impieghi più probabili è legato alla lavorazione di sostanze naturali. In un mortaio come questo si potevano pestare erbe officinali, radici, semi e resine, trasformandoli in polveri, unguenti o decotti.
Attività di questo tipo potevano svolgersi sia in botteghe specializzate, sia in ambienti monastici, dove la conoscenza delle piante medicinali faceva parte della pratica quotidiana.
Preparazione dei pigmenti
Il mortaio poteva essere utilizzato anche per lavorare i colori. La frantumazione di minerali e terre era infatti il primo passaggio per ottenere pigmenti destinati alla pittura o alla decorazione.
In un territorio come quello di Acquapendente, caratterizzato da attività artigianali legate alla decorazione, questa possibilità è particolarmente suggestiva, anche se non dimostrabile con certezza per il singolo oggetto.
Uso domestico
Non va escluso un utilizzo più quotidiano. Strumenti come questo erano presenti anche nelle cucine, dove servivano per pestare spezie o preparare ingredienti.
Più che appartenere a un solo ambito, questo mortaio si colloca in una zona di confine tra pratiche diverse: la cura del corpo, la produzione artigianale, la vita domestica.
Nel Medioevo e nella prima età moderna questi ambiti non erano nettamente separati. Gli stessi strumenti potevano passare da una funzione all’altra, seguendo le necessità.




Dal lavoro quotidiano allo scarto
Il ritrovamento nei butti racconta l’ultima fase della vita dell’oggetto. Un mortaio in pietra, nonostante la sua robustezza, poteva consumarsi, scheggiarsi o diventare meno efficace. A quel punto veniva scartato, entrando a far parte di quei depositi che oggi permettono di ricostruire la vita quotidiana del passato.


Questo mortaio non restituisce una risposta univoca, ma proprio per questo diventa interessante. È una traccia concreta di gesti ripetuti — pestare, mescolare, trasformare — che attraversano ambiti diversi della vita.
Più che dirci cosa fosse, ci mostra cosa si faceva: trasformare la materia.
