Madonna del divino Amore

Madonna del divino Amore

Rondolino Pesarese (attribuito), Madonna del Divino Amore (copia da Raffaello Sanzio, Napoli, Museo di Capodimonte), 1595-1610 circa, olio su tela, 134 × 104 cm. Provenienza: Chiesa di San Francesco

La più antica menzione dell’opera – una copia dalla Madonna del Divino Amore di Raffaello Sanzio – risale al catalogo delle più importanti opere dello Stato Pontificio datato 1849 e rintracciato dallo Zeri all’Archivio di Stato di Roma, dove alla Provincia di Viterbo, al comune di Acquapendente e presso i Padri Minori Conventuali, viene ricordata proprio una «Sant’Anna e la Sacra Famiglia», all’epoca attribuita alla «scuola di Raffaello»

Scarsi sono gli studi sull’opera, ad eccezione di un’ipotesi recentemente formulata da Claudio Strinati, secondo cui «data la possibilità di istituire confronti con certe cose sicure di Terenzio Terenzi, detto Rondolino Pesarese, che sembrano avere un andamento della mano e un timbro cromatico che potrebbe attagliarsi soprattutto alla copia del Divino Amore, non possiamo escludere che l’autore di esse sia proprio il celebre falsario di Raffaello attivo tra fine Cinquecento e primi Seicento. Sebbene il Baglione ricordi la preferenza del Rondolino per i supporti su tavola, rispetto alle tele – «andava procacciando tavole vecchie, e cornici all’antica lavorate, dal fumo annerite, e dalle tarme corrose, ove fosse stata qualche figura, benché grossolana, e mal condotta. Et egli sopra vi dipingeva, e per via di qualche buon disegno tanto pestava co’ i colori, che da qualche cosa faceva apparire; e dopo esser dipinte le appiccava al fumo, e con certe vernici miste on colori, che sopra di loro dava, facevale parere imagini per tratto di centinaia d’anni al tempo avanzate» (Baglione 1672, p. 157) – sono in effetti molte le corrispondenze stilistiche che si possono rilevare tra l’esemplare aquesiano e le opere certe del Terenzi, in particolare la Presentazione alla Vergine di Francesco Peretti presso la chiesa dei Cappuccini a Roma datata al 1606.

L’esemplare qui esaminato, tra le più riuscite copie dal prototipo, è provvisto di una tela di rifodero, applicata da Mariano Marziali antecedentemente al 2010, anno in cui venne aperta al pubblico la Pinacoteca di San Francesco.

Bibliografia
Andrea Alessi ,Da “I dipinti del Museo della città di Acquapendente”, a cura di Andrea Alessi e Luisa Caporossi, Antiquares 2021, pp. 40-41