
27 Ago Il Miracolo della Madonna del fiore del Mastroianni
In questa opera di Domenico Mastroianni è raffigurata una scena di vita contadina ambientata nel Medioevo, legata alla leggenda del Miracolo della Madonna del Fiore del 1166, in cui il lavoro nei campi diventa spazio di racconto e rivelazione.
Al centro domina il bue al lavoro, aggiogato e colto nel gesto lento dell’aratura. Accanto all’animale si distinguono chiaramente due figure maschili, i contadini, che stanno lavorando insieme il campo ma, al tempo stesso, dialogano tra loro: non un semplice scambio quotidiano, ma un confronto sui problemi della società del XI secolo, come tramandato dalla leggenda a cui l’opera si riferisce. I loro corpi sono appena definiti, fusi nella materia, come se la parola e il gesto nascessero dalla stessa fatica.
Sul fondo, in posizione arretrata ma significativa, compare una donna con un bambino in braccio, presenza silenziosa e umana, che richiama la vita quotidiana, la maternità, la fragilità e la continuità della comunità.
Sulla destra della composizione, tra le fronde spoglie di un albero secco, si manifesta l’elemento straordinario: l’apparizione della Madonna con il Bambino. La sacralità non è separata dal contesto, ma emerge dalla stessa materia della scena, come una visione che si innesta nel reale, senza interromperlo.
Sullo sfondo sono accennate le mura del paese, segno essenziale ma riconoscibile: l’evento avviene infatti in un campo poco distante dall’abitato, in uno spazio di confine tra il mondo del lavoro umano e il luogo della rivelazione.
Linguaggio e tecnica
L’opera è realizzata come un alto bassorilievo in terracotta, con una costruzione compatta e stratificata: le figure e paesaggio sono un unico corpo plastico, le superfici sono grezze, segnate, volutamente non rifinite, il colore naturale della terracotta rafforza il legame con la terra e con il tempo.
Le irregolarità, le crepe e le abrasioni non sono difetti, ma tracce narrative, che restituiscono la durezza della vita contadina e la profondità del racconto.
Il significato dell'opera
Mastroianni intreccia quotidiano e sacro, storia e leggenda, senza separazioni nette. Il lavoro dei campi, il dialogo tra i contadini, la presenza della donna e del bambino e l’apparizione mariana convivono nello stesso spazio e nello stesso tempo.
È una visione del Medioevo umana e concreta, dove la fede nasce dentro la fatica, la parola condivisa e la terra lavorata. Un racconto scolpito non per descrivere, ma per far emergere la memoria collettiva di una comunità.
PITTORE SCULTORE CERAMISTA FOTOGRAFO INCISORE
Domenico Mastroianni, nasce ad Arpino, in provincia di Frosinone, nel 1876.
Al Museo sono presenti due opere: una RAFFIGURAZIONE DEL MIRACOLO DELLA MADONNA DEL FIORE e un PRESEPE realizzati intorno al 1947
Scultore autodidatta da giovane lavora per alcuni anni in Francia dove vive realizzando piccoli busti in creta di personaggi della storia e della letteratura.
Negli anni Venti, tornato in Italia, apre uno studio a Roma in via Margutta dove, oltre a dedicarsi alla scultura in marmo e bronzo, realizza statuine in ceramica a soggetto femminile, in costume settecentesco, e animale generalmente firmate con le sole sue iniziali.
Nel 1947, dopo alcuni mesi trascorsi presso la manifattura “Fuschini & Rosa” Domenico Mastroianni è tra i soci fondatori della manifattura “C.a.s.a.” (Ceramiche Artistiche Società Aquesiana) di Acquapendente.
Oltre a Domenico Mastroianni gli altri due fondatori erano Enrico Crisanti e Elia Rosa.
Tra i collaboratori è presente anche il decoratore Antonio Colonnelli.
La manifattura rimane attiva solo tre anni durante i quali si avvale della collaborazione di Giovanni Maria Levantini, Ronaldo Ruspantini, Mario Vinci, Velia Ronca, Marcello Consoli, Tea Muccifora, Cesare Del Francia, Osvaldo Polacco
Il Mastroianni muore a Roma nel 1962.
