Madonna in trono col Bambino e cherubini

Madonna in Trono col Bambino e cherubini

Madonna in trono col Bambino e cherubini

Anonimo vicino a Piermatteo d’Amelia, Madonna col Bambino in trono tra cherubini, affresco staccato – Palazzo Vescovile (già in Ospedale)

Madonna col Bambino in trono tra cherubini

Questo delicato affresco raffigurante la Madonna con il Bambino in trono tra cherubini proviene dall’antico ospedale di Acquapendente ed è oggi conservato nel Palazzo Vescovile. L’opera appartiene alla AUSL di Viterbo e rappresenta una preziosa testimonianza della pittura locale tra la fine del Quattrocento e l’inizio del Cinquecento.

A prima vista colpiscono la dolcezza dei volti, la compostezza della Vergine e la tenerezza del Bambino, inseriti in una composizione armoniosa popolata da piccoli cherubini. Dietro questa immagine si nasconde però una storia artistica particolarmente interessante, fatta di modelli celebri, influenze culturali e artisti ancora in parte da riscoprire.

L’autore dell’affresco non è noto. Gli studiosi lo hanno a lungo avvicinato alla cerchia di Piermatteo d’Amelia, uno dei più importanti pittori dell’Italia centrale del XV secolo. Il direttore del Museo della Città propone invece un’attribuzione al Maestro di Torano, un pittore attivo tra Umbria e Alto Lazio, considerato vicino alla scuola dello stesso Piermatteo d’Amelia. Alcuni elementi stilistici, come la dolcezza dei volti, la costruzione delle figure e l’impostazione della composizione, sembrano infatti richiamare quel particolare ambiente artistico che ebbe grande diffusione nel territorio tra la fine del Quattrocento e i primi anni del secolo successivo.

La figura della Madonna deriva da un modello molto celebre dell’epoca, creato originariamente dallo scultore fiorentino Andrea del Verrocchio, maestro di Leonardo da Vinci. La sua immagine della Vergine con il Bambino conobbe una straordinaria fortuna e fu reinterpretata da numerosi artisti. Anche Piermatteo d’Amelia ne realizzò alcune versioni, contribuendo alla diffusione di questo modello nell’Italia centrale.

In particolare, l’affresco conservato nella chiesa di Sant’Agostino a Narni, dove la Madonna in trono è affiancata dalle sante Lucia e Apollonia, sembra essere il riferimento più vicino per l’opera di Acquapendente. Pur con soluzioni più semplici e popolari, il pittore dimostra di conoscere bene quel linguaggio figurativo e di saperlo adattare alle esigenze della devozione locale.

Secondo la storica dell’arte Anna Cavallaro, si tratterebbe di un pittore attivo nell’area viterbese che meriterebbe ulteriori studi e approfondimenti. L’affresco rappresenta quindi non soltanto una suggestiva immagine sacra, ma anche una testimonianza dei rapporti culturali che collegavano Acquapendente ai principali centri artistici dell’Italia centrale nel passaggio tra Medioevo e Rinascimento.

Oggi questa Madonna continua a raccontare una storia di fede, arte e circolazione di idee: una piccola ma significativa traccia di quel mondo in cui modelli celebri, maestri affermati e artisti locali contribuivano insieme alla costruzione dell’immaginario religioso delle comunità del territorio.