
03 Mar Piatto con Drago alato
Ceramica ingobbiata, XV secolo
Non è solo un piatto. È una scena.
Al centro del cavetto, su un fondo puntinato, compare un drago alato con le fauci aperte nell’atto di lanciare fiamme. Le ali sono spiegate, il corpo è teso, quasi in movimento. Non si tratta di una decorazione semplicemente dipinta: la figura è stata incisa prima della cottura, secondo la tecnica della copertura e decorazione graffita. I segni scavati nella superficie guidano lo smalto, che si raccoglie nei solchi creando ombre, profondità e vibrazioni cromatiche.
I toni sono caldi e intensi: ocra, bruni, verdi morbidi. Lo smalto non è perfettamente uniforme; si notano leggere colature, velature più dense, variazioni di tono che raccontano la mano dell’artigiano e il momento della cottura. L’oggetto conserva così la traccia viva del suo processo di realizzazione.
Una decorazione che parla di simboli
Il drago, nel Medioevo e nel Rinascimento, non era solo una creatura fantastica. Poteva rappresentare forza, potere, protezione, energia vitale. Compariva negli stemmi, nelle decorazioni araldiche e nei motivi ornamentali legati all’identità e al prestigio. Qui domina la scena come protagonista assoluto, trasformando un oggetto in un piccolo racconto visivo.
Le pareti del piatto presentano riquadri con palmette alternate nei colori verde e bruno, mentre la tesa è decorata con una linea a zig-zag intervallata da spirali in ramina e bruno. Il bordo incornicia la figura centrale con un ritmo regolare che bilancia la tensione dinamica del drago.

Un oggetto ornamentale, tra uso e rappresentanza
Si tratta di un piatto da pompa, ovvero un oggetto a funzione prevalentemente ornamentale. Questa tipologia veniva talvolta utilizzata anche per abbellire le case dei nobili, assumendo così un valore scenografico e simbolico oltre che decorativo.
Il reperto proviene dagli scavi di via Cantorrivo ed è uno dei pezzi più significativi della ricca collezione ceramica del Museo della Città.
Prima del restauro era frantumato in più parti. Oggi appare integro, armonioso, compatto. Il lavoro di ricomposizione è quasi impercettibile, ma sotto la superficie continua a vivere la sua storia di rottura e ritorno.
