
05 Nov Alla Madonna della Quercia di Trevinano
Batte il sole sulle antiche pietre della chiesetta e accende di un rosso cupo e sanguigno i mattoni che il tempo ha eroso.
Ombre tremule si stagliano nel portico.
Le cime dei cipressi si illuminano e ondeggiano leggere riprendendo l’eterno, muto dialogo tra la terra e il cielo.
Nel silenzio irreale, appena interrotto dall’acuto grido della poiana che volteggia lieve e maestosa nel cielo che si fa di un azzurro sempre più intenso, sembra che il tempo si sia fermato.
E ci troviamo lì, come cinquecento anni fa, davanti alla chiesa della Madonna della Quercia che si erge elegante nella sua semplicità in una cornice naturale tra le più suggestive tra i fitti boschi di cerri e aceri e, sullo sfondo, la groppa innevata del Monte Amiata e la Rocca di Radicofani la cui torre si innalza arcigna scrutando la valle.
Sulla parte bassa della facciata, accanto al portale e sopra una delle due finestrelle da cui è possibile scorgere l’interno immerso in una morbida e assorta penombra, una targa testimonia l’affettuosa devozione che la popolazione ha sempre dimostrato verso il sacro edificio, salvaguardandolo dall’oltraggio del tempo e recuperandolo, con tenace fede, per evitarne la distruzione.
Prof. Orlando Araceli
Introduzione al volume “La Madonna della Quercia di Trevinano di Don Giovanni Mai
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