Ritratto di papa Clemente XIV

Ritratto di papa Clemente XIV

Clemente XIV, al secolo Giovanni Vincenzo Antonio (e in religione Lorenzo) Ganganelli (Santarcangelo di Romagna, 31 ottobre 1705 – Roma, 22 settembre 1774), è stato il 249º vescovo di Roma (248º successore di Pietro) e papa della Chiesa cattolica dal 28 maggio 1769 alla morte. Apparteneva all’Ordine dei frati minori conventuali, cui risale probabilmente la committenza del ritratto qui esaminato, conservato anticamente presso il locale convento di San Francesco e databile ai primi anni del suo pontificato. È raffigurato in leggero tre quarti su sfondo neutro con gesto benedicente, come nell’iconografia canonica istituzionalizzata per sua volontà da Giovanni Domenico Porta, ritrattista ufficiale anche dei papi Clemente XIII e Pio VI. Il Porta, a cui si riferisce per vie stilistiche l’opera in esame, venne qualificato come “famoso pittore” dal veneziano Pietro Gradenigo. Fu un raffinatissimo ritrattista, oltre che un sensibile interprete di tematiche religiose. Suggeriscono il nome di Giovanni Domenico Porta: un pentimento riscontrato all’altezza della mano e poi coperto in fase di stesura finale, l’attenzione alle variazioni chiaroscurali e l’accuratezza e la raffinatezza nella resa dei dettagli materici delle vesti e dei panneggi, i cui merletti e dorature sono stati realizzati con trascurata maestria in netta contrapposizione con la finezza del ritratto, indagato psicologicamente. Tutti elementi che lo differenziano dalla pletora dei ritrattisti che operarono copiando da un unico modello, “da parata”, destinato ad abbellire gli ambienti ecclesiastici e gli edifici pubblici dello Stato Pontificio.  

Fasi di restauro

Restaurato da Anna Tozzi del Laboratorio per il territorio della Regione Lazio, su coordinamento di Paola Sannucci, il dipinto risulta eseguito su una tela molto rada coperta da un corpo pittorico consistente. Il suo allentamento dal supporto ha determinato la marcatura del telaio dalla parte del recto: in particolare quella della traversa ha portato ad una estesa caduta della pellicola pittorica; nel resto del dipinto erano
presenti solo alcune isolate cadute di colore. Il ritratto, molto scurito dall’alterazione della vernice e dai depositi superficiali, è stato pulito a solvente e in taluni casi con il bisturi. Per rinforzarne la struttura, poi, è stato velinato e reintelato, mentre per riconferire la leggibilità all’opera le lacune sono state stuccate e reintegrate a tono, secondo la tecnica mimetica; il dipinto è stato, infine, protetto con strati di verniciatura intermedi e finali.