Sant’Ermete martire e San Giovanni evangelista

Sant’Ermete martire e San Giovanni evangelista

Negli inventari della chiesa di San Francesco, l’unica citazione che sembra riguardare i due dipinti si trova nell’inventario del 1868 nel quale sono registrati nel refettorio «due (quadri) bislunghi, uno di San Giovanni evangelista, e l’altro sembra di San Rocco»

L’estensore dell’inventario fa comprensibilmente fatica ad individuare chi sia il santo pendant dell’evangelista, suggerendo il nome di San Rocco molto probabilmente per l’ampio mantello che indossa e per il ginocchio scoperto, tuttavia il giovane è privo delle consuete piaghe e dei riferimenti iconografici al santo pellegrino e mostra la palma del martirio che lo qualifica come un santo martire.

I due dipinti sono opera di un solo artista, probabilmente lo stesso che nella chiesa di San Francesco aveva dipinto il San Giovanni Battista, ossia Antonio Annibale Nasini, fratello del più noto Francesco Nasini da Piancastagnaio .

Antonio Annibale Nasini (attribuito), Sant’Ermete martire, metà del XVII secolo, olio su tela, 152 x 70,5 cm. Provenienza: Convento di San Francesco.

Il primo dipinto raffigura un santo femmineo, dai lunghi cappelli biondi e ricci con un manto appuntato alla gola e una corta veste che scopre i calzari antichi, dettagli che rimandano ad un giovane martire dei primi secoli della cristianità, come attesta inequivocabilmente la palma che tiene nella mano sinistra. L’attributo che ci dovrebbe consentire di identificarlo è la radice di una pianta con fiori gialli che stringe nella mano, molto simile ad una primula e l’attenzione dedicata alla raffigurazione della radice suggerisce che si tratti di un santo medico e taumaturgo. Nel contesto più prossimo ad Acquapendente si può ipotizzare che il giovanissimo martire sia proprio il patrono della città, Sant’Ermete il cui corpo era stato rinvenuto nel 1652 nella chiesa del Santo Sepolcro. Il santo stringe la primula con le sue radici perché ritenuta pianta curativa per la ‘melancolia’ ed Ermete proteggeva dalle malattie mentali.

Antonio Annibale Nasini (attribuito), San Giovanni evangelista, metà del XVII secolo, olio su tela, 152 x 70,5 cm. Provenienza: Convento di San Francesco.

San Giovanni evangelista facilmente riconoscibile per l’aquila che si scorge in basso. Il rapace in verità un po’ dimesso tiene nel becco il calamaio, mentre San Giovanni ispirato si accinge a scrivere il suo vangelo, le parole appena appuntate sul libro.

San Giovanni è colto nel momento in cui, mentre scrive alza il capo e ha la visione del mostro de L’Apocalisse, minuto drago che, nonostante le piccole dimensioni con precisione corrisponde alla descrizione lasciata da Giovanni «Aveva dieci corna e sette teste, sulle corna dieci diademi … era simile a una pantera con le zampe come quelle di un orso e la bocca come quella di un leone».

Luisa Caporossi

Da “I dipinti del Museo della città di Acquapendente”, a cura di Andrea Alessi e Luisa Caporossi, Antiquares 2021.

Opere provenienti dal Convento di San Francesco di Acquapendente di proprietà del Fondo Edifici di culto- Ministero dell’Interno – Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione – Direzione Centrale degli Affari dei Culti e per l’Amministrazione del Fondo edifici di Culto