
04 Mar Vasetti per profumi
Storia di un oggetto che custodisce l’invisibile
Il profumo è una delle più antiche invenzioni dell’uomo. La parola stessa deriva dal latino per fumum, “attraverso il fumo”, e rimanda alle prime pratiche di combustione di resine e sostanze aromatiche nei rituali religiosi.
Se le fragranze sono per loro natura effimere, i contenitori che le custodivano sono invece giunti fino a noi. Ed è proprio attraverso questi piccoli oggetti che possiamo ricostruire una lunga storia fatta di tecnica, gusto e cultura materiale.
Le origini: tra rito e sperimentazione
Le prime forme di profumazione risalgono alle civiltà del Vicino Oriente e dell’Egitto antico, dove unguenti e sostanze aromatiche venivano utilizzati durante cerimonie religiose, nella cura del corpo e negli ambienti domestici.
I contenitori più antichi erano semplici, realizzati in terracotta o in pietra, talvolta privi di sistemi di chiusura complessi. Con il tempo, però, la necessità di conservare essenze sempre più preziose portò a una progressiva evoluzione delle forme: colli stretti per limitare l’evaporazione, piccole bocche per dosare il liquido, tappi per sigillare il contenuto.
Il mondo greco e romano: la forma diventa specializzata
Nel mondo greco si diffusero contenitori specificamente destinati agli oli profumati, con forme allungate e proporzioni eleganti. La ceramica permetteva sia la produzione in serie sia la decorazione, trasformando questi oggetti d’uso quotidiano in manufatti esteticamente curati.
Con l’età romana, la lavorazione del vetro conobbe uno sviluppo decisivo. I flaconi diventano più sottili, leggeri e talvolta trasparenti. La possibilità di vedere il contenuto aggiunge un elemento di raffinatezza e controllo: il recipiente non è più solo involucro, ma parte integrante dell’esperienza.
Accanto al vetro continuano a essere utilizzati materiali come alabastro e pietre compatte, apprezzate per la loro capacità di mantenere stabile la temperatura del contenuto e per l’eleganza della superficie levigata.
Dal Medioevo all’età moderna: dal contenitore protettivo al flacone di prestigio
Nel Medioevo il profumo assume anche una funzione protettiva. Si riteneva che gli odori potessero influenzare la salute e difendere dall’aria malsana. Nascono così piccoli contenitori portatili, pensati per essere indossati o tenuti con sé.
Tra questi si diffondono i cosiddetti pomander, sfere metalliche apribili suddivise in scomparti, destinate a contenere sostanze aromatiche solide o impregnate. Il contenitore diventa un oggetto personale, talvolta assimilabile a un gioiello, in cui funzione pratica ed estetica si fondono.
Con il Rinascimento e l’età moderna la profumeria si afferma come arte raffinata. I contenitori riflettono questo cambiamento: vetri lavorati, forme elaborate, decorazioni smaltate e incisioni trasformano il semplice vasetto in oggetto di prestigio.
Il flacone diventa parte della rappresentazione sociale. Non custodisce solo un’essenza, ma comunica gusto, ricchezza e appartenenza culturale.

I vasetti dagli scavi: oggetti di vita quotidiana
Gli esemplari provenienti dagli scavi archeologici dei butti testimoniano l’uso concreto e quotidiano di questi oggetti. Non si tratta di oggetti simbolici o rituali isolati, ma di manufatti che hanno fatto parte della vita domestica, poi gettati e dimenticati.
Il loro ritrovamento restituisce uno spaccato autentico delle abitudini, dei consumi e delle pratiche legate alla cura del corpo e alla gestione degli aromi in epoche diverse.
Il contenuto è scomparso da secoli. Ma il contenitore rimane, silenzioso testimone di un gesto quotidiano: aprire, versare, applicare, chiudere.

Il testo rielabora e integra informazioni tratte da materiali divulgativi del Museo Archeologico Nazionale di Firenze e dal Museo del Profumo di Grasse (Fragonard), con particolare attenzione all’evoluzione tipologica e materiale dei contenitori per profumo.
